Nella terza parte del suo racconto, Sunil descrive il suo ritorno a Gurgaon dopo 30 anni e i cambiamenti di quello che un tempo era un piccolo vilaggio e oggi è la sede di molte multinazionali.  

Il dottor Sunil Deepak è un medico di origine indiana che ha vissuto e lavorato in Italia per 30 anni. Ha diretto il reparto di assistenza medica e scientifica di AIFO (Amici di Raoul Follereau, un’organizzazione non governativa con sede a Bologna). 

Nel 2014 decide di tornare nel suo paese di origine con l’idea di mettersi a disposizione come medico dove ci sia bisogno. Ha raccontato la sua esperienza sul suo blog Arawaghi, e questa è la terza puntata della sua avventura.

Articolo originale tratto dal blog Awaraghi e disponibile a questo indirizzo.


Sono le 18, ma l’aria che entra dalla finestra del nostro appartamento al decimo piano sembra provenga da un forno.

Quest’anno le piogge non sono ancora arrivate a Delhi e nei dintorni. Se la situazione non cambierà nei prossimi giorni, alcune zone del nord-ovest dell’India andranno verso una grave siccità.

Sono già passate circa 3 settimane da quando sono atterrato all’aeroporto di Delhi. Queste settimane le ho passate in un appartamento dentro un gruppo di condomini circondati da un muretto e sorvegliato da guardie. Sono a Gurgaon, non molto lontano dall’aeroporto internazionale di Delhi.

Qui, 35 anni fa, c’era un villaggio quando studiavo alla scuola di medicina. Negli ultimi 10-15 anni, tutta questa area si è riempita di grandi costruzioni – grattacieli, case, autostrade a sei corsie, uffici delle grandi multinazionali, ospedali privati e grandi centri commerciali.

La zona è collegata con Delhi dalla linea gialla della nuova metropolitana. Anche la metropolitana di Delhi è nata a meno di 15 anni fa.

Sembra impossibile credere che tutto questo groviglio di linee della metropolitana non esisteva 15 anni fa. Il primo piccolo pezzo della metropolitana di Delhi era stata inaugurata soltanto nel 2002, mentre oggi la rete copre circa 200 km, ha 7 linee e sono previste tre nuove linee nei prossimi 2-3 anni.

Dall’altra parte con i suoi 25 milioni di abitanti, Delhi è la seconda città più grande del mondo. Gurgaon da sola ha quasi 2,5 milioni di abitanti.

La città di Delhi è organizzata nella Nuova Regione Metropolitana della Capitale (NCR) che comprende le città satelliti come Gurgaon, NOIDA e Ghaziabad. Per capire il cambiamento, basta pensare che quando ero un bambino, Delhi contava “solo” 2 milioni di abitanti.

Gurgaon, India - immagini di Sunil Deepak
La liberalizzazione dell’economia indiana avvenuta nei primi anni Novanta ha portato in India le grandi multinazionali e un benessere materiale per milioni di persone che fanno parte della nuova classe media.

Ha anche portato il mondo in India, tramite centinaia di canali televisivi privati, compreso un numero esagerato di canali di “notizie”.

Tutte le notizie sono “breaking news”, presentate come emergenze, scandali o spettacoli con delle violente discussioni dove tutti parlano allo stesso momento, e gridano forte per presentare le proprie opinioni – mi fanno venire in mente certe serate sulla TV italiana con Vittorio Sgarbi (moltiplicate una decina di volte per il volume delle discussioni).

E questo benessere e progresso hanno aumentato le diseguaglianze tra le persone ricche e povere in maniera esponenziale.

Il quartiere Unimondo dove sto in questi giorni nella casa di mia sorella, ha i condomini dei ricchi. Qui abitano molti stranieri, soprattutto giapponesi, coreani e cinesi. Il quartiere ha una palestra, campi di tennis e piscina.Gurgaon, India - immagini di Sunil Deepak
Ha un esercito di 140 dipendenti che assicurano il buon funzionamento della struttura giorno e notte – dai gruppi elettrogeni agli ascensori ai giardini. Per cui, in queste case non manca mai la corrente elettrica e gli impianti di aria condizionata non smettono mai di girare.

Non manca mai l’acqua corrente.

Vivi in un mondo protetto, diverso da come la vivono quelli che abitano fuori dalle mura di simili colonie. Se resti in casa, puoi anche non sentire i 42 gradi che scaldano l’aria fuori.

Comunque, manca qualcosa anche in questo mondo perfetto – senti il caldo solo quando apri il rubinetto – i serbatoi d’acqua sono sul tetto dei condomini e sono enormi contenitori di colore nero e argento.

Il sole comincia a scaldare questi serbatoi dalla prima mattina, e già verso le 9 di mattina, li porta fino a temperature bollenti.

Per cui per fare il bagno devi pensarci presto alla mattina o aspettare fino alla sera o far riempire un secchio con l’acqua e poi aspettare per qualche ora affinché si raffreddi. In compenso non hai bisogno di spendere soldi per scaldare l’acqua!

Gurgaon, India - immagini di Sunil Deepak

Oltre ai dipendenti condominiali, ogni famiglia ha il suo piccolo esercito personale di domestici, cuochi, autisti, governanti, quelli che puliscono le macchine, quelli che distribuiscono i giornali, il latte fresco e i fiori per le preghiere, quelli che portano i cani a passeggio, e tanti altri.

Nei 180 appartamenti di Unimondo, probabilmente lavorano più di mille persone.

La giovane ragazza, Anju, che viene tutti i giorni a lavorare nella casa di mia sorella, ha 18 o 19 anni. E’ venuta da un villaggio del Bengala. Lei si occupa soprattutto della cucina mentre sua mamma fa le pulizie della casa.

Insieme le due donne mantengono il resto della loro famiglia, soprattutto i maschi che si occupano dei campi nel loro villaggio in Bengala. Anju non è suo nome vero, ha scelto questo nome per sembrare indù perché sa che diverse famiglie non vogliono avere i musulmani in casa.

Naturalmente tutto costa di più nel mondo di Unimondo. Appena fuori dalle mura, nei dintorni si possono vedere le case degli ex-contadini, gli ex-proprietari dei terreni dove è stato costruito il nuovo Gurgaon dei grattacieli.

Loro hanno le case basse, con giardini, alberi, maiali, mucche, pavoni e tante macchine – sembrano un incrocio tra un villaggio e un quartiere coloniale dei bungalow inglesi.

Tra questi due mondi, vi sono le baraccopoli, agglomerati di stanze con i tetti di lamiera, affittate all’esercito delle persone come Anju, che lavorano nelle case degli altri.

Anju scuote la testa quando le dico che forse la vita nel suo villaggio era più bella.

“Qui sono indipendente, le mie amiche del villaggio sono già sposate con dei figli. Risparmio e metto via dei soldi ogni mese, un giorno aprirò un mio negozio o un ristorante. Preferisco vivere qui”, mi dice con un sorriso.

Gurgaon, India - immagini di Sunil Deepak
Sulla trasformazione dovuta alle liberalizzazioni, leggi anche: Delhi: il reportage seulla capitale indiana di Rana Dasgupta

Tutte le immagini sono tratte dall’articolo originale.