Articolo in 2 minuti – Essere donna in India è un percorso a ostacoli.

Prima ancora di nascere le donne sono discriminate. Infatti la pratica dell’aborto selettivo è ancora molto diffusa (il rapporto fra bambine e bambini oggi è di 92 a 100).

Appena nata dovrà poi superare un’altra pratica, quella dell’infanticidio femminile.

Un detto indiano dice: “Allevare una bambina equivale ad annaffiare il giardino del vicino“.

L’infanzia delle bambine è poi caratterizzata da tassi più elevati di malnutrizione, maltrattamenti e scarsa istruzione rispetto ai bambini maschi.

Il  percorso matrimoniale è altrettanto difficile. La famiglia delle donne deve infatti pagare la dote al marito e le donne sono maggiormente vittima di ingerenze e pressioni famigliari, culturali e sociali.

Il rischio più grave e diffuso rimane quello della violenza, delle molestie fisiche e verbali. 

Nonostante l’impetuoso progresso economico, in India la condizione femminile rimane ancora difficile.


Per approfondire – Se una donna nasce in India è perché ha superato la pratica dell’aborto selettivo. 

Il rapporto fra bambine e bambini oggi è di 92 a 100. Avviene un aborto selettivo ogni 25 nascite. Dal 1994 è vietato legalmente l’esame prenatale per determinare il sesso del nascituro, che incentiva questa pratica.

Se nasce una donna dovrà poi superare un’altra pratica, quella dell’infanticidio femminile. Un detto indiano dice: “Allevare una bambina equivale ad annaffiare il giardino del vicino”.

Spesso le bambine vengono soppresse alla nascita, affogate ritualmente nel latte o tramite i capezzoli avvelenati della madre. Se una donna cresce in India dovrà scontrarsi con la malnutrizione (50%), con l’anemia (48%), con l’analfabetismo (59%) e con meno diritti riconosciuti.

Se una donna cresce in India il suo percorso matrimoniale non sarà semplice.

Molte bambine vengono fatte sposare giovanissime per non gravare più sulla famiglia di origine. Tale pratica sfiora addirittura il 56% in Rajasthan per le bimbe dagli 8 ai 15 anni.

La vita matrimoniale non è mai facile. Spesso la donna deve scontrarsi con angherie e violenze, anche da parte della suocera. Si registrano numerosissimi casi di incidenti domestici, bruciature con fornelli al kerosene o morti sospette.

Ogni due ore una donna in India subisce questo tipo di maltrattamento. Nella progredita città di Bangalore si registrano circa 80 casi l’anno.

Il motivo è sempre lo stesso: la dote. Un’usanza indiana vietata ufficialmente dal 1961 ma ancora fortemente diffusa. Quando la dote non è ritenuta sufficiente, la soluzione migliore è quella di “cambiare moglie”.

Se una donna in India si sposa e diventa vedova, la sua condizione può non essere tra le migliori.

Molte donne vengono allontanate dalla famiglia del marito e destinate a vivere in preghiera e isolamento in un ashram: vestono di bianco, non portano gioielli, vivono di elemosine e non possono mangiare cibi saporiti.

Le vedove meno fortunate sono soggette alla sati, la morte rituale sulla pira funeraria del marito. Tale pratica è vietata in India dal 1829. È un reato anche partecipare a un culto legato alla sati dal 1987.

Nonostante questo, dal 1947 a oggi, ci sono stati almeno 53 casi di sati accertati. Per l’Atharveda, antico testo religioso, la sati è un dovere della donna.

Le principesse dei regni Rajput si suicidavano collettivamente quando venivano a sapere che i loro sposi erano morti in guerra. Oggi capita spesso che le donne condotte verso una sati siano drogate o costrette con la forza.

Se una donna sopravvive in India va incontro a molestie sessuali. Ogni 20 minuti avviene uno stupro e un indiano su quattro ha dichiarato di aver compiuto almeno una volta una violenza su una donna. Il 50% lo ha fatto per divertimento, il 40% per punizione.

Il gesto si è ripetuto almeno nel 45% dei casi. Negli ultimi 40 anni i casi di violenza sono aumentati del 900%.

Un’associazione di ingegneri indiani composta prevalentemente da donne, la SHE, ha recentemente messo a punto congegni elettronici in grado di prevenire gli stupri: un reggiseno che se sganciato scorrettamente rilascia una scarica di 3800 kilovolt oppure un GPS sotto le scarpe che allerta numeri amici e forze dell’ordine, oltre che localizzare la vittima di aggressione.

Ma le donne che nascono e crescono in India sono anche donne felici, donne che lottano per i loro diritti e raggiungono risultati.

La donna indiana cerca di emanciparsi sempre più. Veste come un’occidentale, frequenta l’università e conduce una vita sociale come qualsiasi altra donna ha il diritto di fare.

Le donne indiane ricoprono ruoli importanti nella politica (anche se hanno solo l’11% di quote rappresentate in Parlamento).

Basti ricordare donne come Indira Gandhi, Primo ministro dal 1966 al 1984; Sonia Gandhi, presidente del Congress Party (ricordiamo inoltre che Sarojini Naidu ha ricoperto per prima, come donna, questo incarico nel 1929) o Pratibha Patil, Presidente della Repubblica dal 2007 al 2012.

Anche nelle società e nelle aziende e multinazionali le donne primeggiano; ricordiamo donne come Indra Nooyi (amministratore delegato della Pepsi), Arundhati Bhattacharya (presidente della State Bank of India), Chanda Kochhar (amministratore delegato della ICICI Bank) o Shobhana Bhartia (presidente dell’Hindustan Time).

Sempre più donne decidono di non diventare madri e dedicarsi agli studi e alla carriera. Gli stati economicamente più progrediti in India sono quelli dove l’alfabetizzazione e l’istruzione media delle donne risultano essere più elevate.

Una donna che nasce e scresce in India: una risorsa da non sottovalutare.

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