Articolo in 2 minuti – “Sei mai stata in Gujarat? Hai mai visto quanto è sviluppato il nostro Stato?”.

Ankita si ferma per un attimo, il suo sorriso si allarga ancora di più per poi chiedere, con fare orgoglioso: “Hai mai sentito parlare di Modi?” Modi è il nuovo primo ministro dell’India. È stato eletto con una maggioranza schiacciante e raramente ottenuta in precedenza da altri partiti.

Il suo partito di appartenenza, il BJP, è caratterizzato da una forte connotazione pro-hindu e da spiccati discorsi nazionalisti. Dall’immagine che si coglie nei dibattiti tra sostenitori e oppositori di Modi, sembrerebbe che il nuovo primo ministro rappresenti un’opzione favorevole per chi appartiene al suo stesso gruppo di interesse: la maggioranza hindu.

Gli oppositori di Modi invece tendono a fare parte di altri gruppi etnici o religiosi (Islam e minoranze tribali in particolare), o quantomeno a mettere in dubbio la superiorità degli interessi hindu o dei gruppi più affluenti del Paese rispetto alle minoranze etniche e alla popolazione rurale.

 


 

Per approfondire – “Sei mai stata in Gujarat?”, Ankita mi guarda con un sorriso. Siamo su uno stipatissimo autobus che da Rishikesh ci sta portando a Haridwar, da cui io proseguirò per Delhi. Ankita e la figlia, invece, si fermeranno per dieci giorni ad Haridwar, dove sono venute in pellegrinaggio come numerosissimi altri hindu che, da tutto il Paese, arrivano in questa zona per potersi bagnare nelle acque sacre del Gange.

“Sei mai stata in Gujarat? Hai mai visto quanto è sviluppato il nostro Stato?”. Ankita si ferma per un attimo, il suo sorriso si allarga ancora di più per poi chiedere, con fare orgoglioso: “Hai mai sentito parlare di Modi?”

Quando lo nomina, ad Ankita brillano gli occhi. Modi è il principale esponente del Bharatiya Janata Party (BJP) e il nuovo primo ministro indiano: chiunque sia passato dall’India di recente ha sicuramente visto la sua faccia stampata su centinaia di manifesti elettorali, dominati da un loto bianco su sfondo color zafferano. Rispondo ad Ankita che ho sentito parlare di lui molto spesso, e lei sorride compiaciuta.

Ciò che in India si sente dire su Modi è molto constrastante. Come Ankita, la maggioranza dell’elettorato ha votato per lui ed è quindi facile incontrare persone che ne parlano in termini entusiastici. In molti gli hanno dato fiducia, catturati dal suo ripetutissimo slogan, “sviluppo per tutti” e lasciandosi ammaliare dai risultati delle sue precedenti politiche economiche.

Il Gujarat, infatti, lo stato che Modi ha governato dagli inizi degli anni 2000, ha conosciuto una crescita del PIL piuttosto rapida: negli anni del suo mandato Modi ha aperto le porte del Gujarat ai capitali esteri e attuato una serie di riforme economiche rendendo il suo Stato l’avamposto indiano del neoliberalismo.

Allo stesso tempo, l’attuale primo ministro ha rafforzato l’identità hindu del Gujarat, diventando quindi molto popolare agli occhi di milioni di altri hindu al di fuori di questo Stato.

Molti degli indiani appartenenti al gruppo religioso maggioritario del Paese hanno quindi deciso di votare per Modi, aspettandosi da lui un rafforzamento della loro tradizione, specialmente rispetto alla controparte islamica che, con i suoi 170 milioni di fedeli in tutto il paese, rappresenta il secondo gruppo religioso dell’India.

Molti altri elettori hanno invece deciso di votare Modi per distanziarsi dal Partito del Congresso, la fazione politica rappresentata dalla famiglia Nehru-Gandhi, che ha mantenuto il potere in India quasi ininterrottamente dai tempi dell’indipendenza (1947).

Proprio per la sua lunga tradizione di potere all’interno del Paese, questo partito era l’unico che potesse rappresentare una minaccia reale per il BJP alle ultime elezioni.

Durante il suo ultimo mandato il Partito del Congresso, però, è stato spesso al centro di scandali per corruzione e in molti hanno quindi deciso di allontanarsi da questo partito storico, per dare voce a un diffuso senso di insoddisfazione per il modo in cui viene gestita la res publica.

Quindi, anche per un’assenza di valide alternative e per le sue promesse di combattere la corruzione, Modi ha rappresentato il volto nuovo della politica indiana a cui molti si sono affidati.

Per questi motivi, molti degli indiani appartenenti al gruppo più diffuso del Paese oggi – hindu insoddisfatti del presente status quo e con la speranza di essere inclusi nel progresso economico del Paese – hanno votato per Modi. Ed è pensando a loro che il nuovo primo ministro indiano ha commentato che in queste elezioni “ha vinto l’India”.

Ciò nonostante, il modo in cui Modi viene percepito cambia notevolmente tra le fila dei suoi critici. Da questi, il nuovo primo ministro è spesso dipinto come un nazionalista radicale (quando non esplicitamente fascista).

L’episodio principale che gli ha dovuto questa fama è legato alle violenze del Gujarat del 2002, in cui tra mille e duemila indiani islamici vennero uccisi e centinaia di migliaia dovettero lasciare le loro case in seguito a un pogrom scatenato da una folla hindu inferocita.

In quanto allora governatore del Gujarat, a Modi è stata imputata la colpa di non aver saputo (o voluto) fermare la pazzia dei gruppi hindu nel commettere questo sterminio di massa.

Molti altri gruppi di attivisti ambientali e sociali all’interno dell’India sono invece preoccupati del fatto che Modi cercherà di replicare il modello di sviluppo del Gujarat nel resto del Paese.

Il prodotto interno lordo di questo Stato è infatti cresciuto principalmente per le politiche neoliberiste attuate dall’amministrazione di Modi: sussidi speciali alle imprese, riduzione delle tasse sulle vendite, costruzione di grandi dighe, sviluppo di parchi industriali e di porti commerciali e una forte attenzione verso l’attrazione di investimenti esteri.

Tutti questi provvedimenti, se da un lato hanno senza dubbio fatto innalzare il PIL dello Stato, da un altro lato non hanno certamente contribuito a una crescita omogenea dello sviluppo umano del Gujarat.

Centinaia di migliaia di abitanti delle zone rurali dello Stato hanno infatti subito un processo di rimozione forzata per fare posto alle grandi opere architettoniche introdotte dalle riforme economiche di Modi.

E se pochissima attenzione in generale è stata riposta nella riduzione della povertà tra le classi più indigenti, il Gujarat è in particolare lo Stato indiano che riporta i peggiori risultati nell’eliminazione della malnutrizione infantile; allo stesso tempo, le statistiche riguardo l’accesso alla sanità e all’istruzione da parte dei gruppi tribali mostrano dati al di sotto della media nazionale.

Tutti questi pessimi risultati si riflettono nell’Indian Human Development Report, la cui classifica nazionale di sviluppo umano mostra come il Gujarat sia passato da quinto nel 1995 a nono nel 2006.

In definitiva, si può affermare che le politiche di espansione economica di Modi non sono state affiancate da uguali attenzioni nei confronti dei gruppi più vulnerabili. Se il nuovo Primo Ministro intenderà replicare il modello del Gujarat all’intero Paese, in molti temono che questo comporterà un ampliamento del divario tra le classi sociali.

Contemporaneamente, mentre Modi ha a lungo promesso un forte impegno nel ripulire il Gange, fiume sacro all’induismo, in molti temono che altrettanta attenzione non verrà riposta nella preservare il patrimonio idrico e forestale in altre zone del Paese, dove numerose dighe e miniere sono già state aperte, portando all’inevitabile deterioramento dell’ambiente e alla rimozione forzata degli abitanti delle zone rurali.

Allo stesso tempo, in molti sono preoccupati per quel che ne sarà della diversità socio-culturale del Paese. Modi ha infatti promesso che cercherà di conformare i numerosi gruppi tribali e le differenti minoranze etniche presenti sul territorio nazionale al gruppo maggioritario, chiarendo quindi quale sia la sua idea di India: un Paese hindu.

Per approfondire, su Narendra Modi leggi anche: Chi è il Primo Ministro indiano Narendra Modi?


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