Articolo in 2 minuti – Senza gli indiani addio Parmigiano Reggiano e Grana Padano! Ormai da un ventennio sono i bergamini indiani, in particolare sikh provenienti dallo stato indiano del Punjab, ad aver colmato la mancanza di manodopera italiana nell’industria casearia. Un lavoro che, nonostante la meccanizzazione, resta molto faticoso, non ammette festivi e ai giovani italiani non interessa più.

 


 

Per approfondire – La presenza di sikh punjabi in Italia è riconducibile all’ingente diaspora che ha caratterizzato la storia di questo popolo negli ultimi decenni. Se non stupisce che Gran Bretagna e Canada siano tra le mete privilegiate per ragioni storiche e linguistiche, è più sorprendente che la seconda comunità indiana in Europa sia proprio in Italia.

L’arrivo massiccio nel nostro Paese si è verificato a partire dagli Anni ’90. Abituati al lavoro nell’agricoltura e nel settore caseario anche in Punjab, non hanno faticato a trovare lavoro in Italia dove questo tipo di manodopera scarseggiava.

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Oggi i sikh rappresentano circa il 50% degli indiani presenti in Italia, una percentuale davvero considerevole se pensiamo che in Gran Bretagna sono solo il 30% degli indiani e in India il 2%. Le regioni più interessate da questo fenomeno sono il Lazio, dove lavorano nell’agricoltura soprattutto raccolta di frutta e ortaggi, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto dove si sono inseriti per lo più nel caseario.

Oggi in Italia un bergamino su tre è un immigrato. In termini numerici il primo posto è rappresentato dagli indiani ma anche pakistani, tunisini e macedoni hanno portato una boccata d’ossigeno alla nostra industria casearia che, priva di manodopera, si sarebbe trovata in serie difficoltà.

Infatti, nonostante la progressiva meccanizzazione della mungitura e della lavorazione del latte, i compiti del bergamino rimangono molto faticosi e sono pochi gli italiani a occuparsene. Sveglia prima dell’alba per la prima mungitura, pulizia delle stalle e seconda mungitura nel pomeriggio, 7 giorni su 7 (festivi compresi). Orari che rendono difficile la gestione familiare, intaccano il ritmo sonno-veglia e sicuramente anche la salute dei lavoratori ne risente molto a causa dei pesi e dell’umidità delle stalle.

I problemi ci sono, la nostalgia di casa si fa sentire, ma ormai l’Italia è la loro nuova patria e si sono ben inseriti nel tessuto sociale. Un’eccezionale esempio di integrazione è rappresentato anche dalla comunità di Novellara. Nonostante la concessione dei permessi abbia richiesto tempi molto lunghi per questioni politiche e burocratiche, la comunità locale è riuscita comunque a raccogliere i fondi e i permessi necessari per costruire il gurudwara (tempio sikh) più grande d’Europa, capace di ospitare fino a 600 fedeli.

Al tempio chiunque è benvenuto poiché, secondo la loro tradizione, tutte le religioni sono “fiori dell’unico giardino di Dio”. Si entra scalzi, con il capo coperto e prima di andarsene si è invitati a condividere tutti insieme un pasto cucinato dai fedeli e offerto all’interno tempio stesso.

Una comunità che si è ben inserita nell’emiliano e che non manca di organizzare raccolte fondi, iniziative e manifestazioni per la società in cui vive. Ne sono un esempio gli aiuti inviati in seguito al terremoto dell’Aquila ma anche l’ambulanza donata lo scorso febbraio alla Croce Rossa di Novellara.

I sikh in Italia sono oltre 85.000, oltre a quello di Novellara ci sono gurudwara un po’ in tutto il territorio nazionale, concentrati soprattutto in Lazio, Emilia Romagna, Veneto e Lombardia.

I loro figli, cresciuti ed educati qui, sono italiani a tutti gli effetti, pur mantenendo un forte legame con la propria cultura d’origine, spesso non parlano la lingua dei loro genitori ma soltanto l’italiano. E’ molto probabile che le seconde generazioni di punjabi immigrati in Italia cercheranno professioni diverse da quelle del bergamino e che tra qualche anno si riproporrà il problema della mancanza di manodopera nel settore.

Quel che è certo però è che fino ad oggi le comunità sikh in Italia hanno salvato le nostre industrie casearie e hanno permesso la produzione di eccellenze come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano che vengono servite sulle tavole di tutto il mondo.

 


 

Fonti utilizzate:

Articolo “The Sikhs who make Italy’s famous Grana Padano cheese” da Scroll India

Articolo “In Italian heartland, Indians keep the cheese coming” da New York Times

Report “The quiet Indian revolution in Italy’s dairy industry” da Carim India Research

Articolo “Sikh di casa nostra” da Il Manifesto

Articolo “Nuovi italiani: chi sono i sikh che lavorano nelle nostre campagne” da MilleOrienti

Immagine tratta da The Post Internazionale