Articolo in 2 minuti – Mangalyaan, la “nave marziana”, è una sonda indiana che in questo momento sta orbitando intorno a Marte per raccogliere dati sul pianeta rosso.

È una delle recenti conquiste dell’agenzia spaziale indiana, che è riuscita a compiere questa missione marziana con costi molto contenuti. 

Oltre a Marte, la tecnologia spaziale indiana è già arrivata sulla Luna e nei prossimi anni sono previsti anche Venere e il Sole.

Alcune delle tecnologie spaziali hanno ricadute anche sulla terra e potrebbero essere in grado di  migliorare la vita degli indiani.

Ma c’è anche un aspetto politico, che il governo di Narendra Modi ha subito colto al volo: la possibilità per l’India di affermarsi come superpotenza mondiale alla conquista dello spazio.  


Per approfondire – In questo momento una sonda indiana sta orbitando intorno a Marte.

Il suo nome all’anagrafe è MOM (Mars Orbiter Mission), ma per gli amici si chiama Mangalyaan, “nave marziana”.

È partita nel 2013 dal Centro Spaziale Satish Dhawa, nello stato indiano dell’Andhra Pradesh, ed è entrata in orbita attorno a Marte dopo 323 giorni di viaggio, il 24 settembre 2014.

Lo scopo della missione è lo studio di Marte: la sonda sta raccogliendo dati sull’atmosfera e sulla superficie del pianeta rosso.

Ma un obiettivo ancora più importante è già stato raggiunto: testare le capacità della tecnologia spaziale indiana.

L’Indian Space Research Organisation (ISRO), l’agenzia spaziale indiana, è la quarta al mondo ad avvicinarsi a Marte dopo la RKA (russa), la NASA (statunitense), l’ESA (europea).

L’ISRO ha sede a Bangalore e impiega circa 17mila dipendenti. Fondata nel 1969, ha ottenuto il riconoscimento della stampa internazionale grazie alla sua missione marziana, ma questo non è il suo primo successo.

Nei primi anni di vita, la ricerca spaziale indiana si è spesso appoggiata a quella sovietica, tanto che il primo indiano nello spazio, l’astronauta Rakesh Sharma, trascorse una settimana nello spazio nell’ambito di una missione indo-sovietica nel 1984.

Oggi la tecnologia spaziale indiana sembra aver raggiunto la sua maturità.

Scienziati dell'ISRO festeggiano l'arrivo su Marte della sonda MOM

Già nel 2008 l’India era riuscita a inviare sulla Luna la sonda Chandrayaan, che ha avuto il merito di scoprire la presenza di acqua sul satellite.

Per il 2017-18 è in programma anche la missione Chandrayaan-2, che invierà un rover (un piccolo veicolo) in grado di muoversi sulla superficie lunare.

A settembre 2015 è partito per lo spazio anche ASTROSAT, l’equivalente indiano di Hubble della NASA: un telescopio che orbita intorno alla Terra per studiare vari fenomeni cosmologici (come per esempio le pulsazioni delle nane bianche).

Nei prossimi anni sono previste anche missioni per studiare l’atmosfera di Venere e la corona del Sole.

Nell’euforia seguita all’arrivo della sonda Mangalyaan sull’orbita di Marte, il primo ministro indiano Narendra Modi ha dichiarato di voler investire ulteriormente nella ricerca spaziale, perché “The sky is the limit”, espressione quanto mai appropriata in questo caso, che Modi ha spesso ripetuto in ogni occasione “spaziale”.

Ma come possibile è spendere soldi per andare su Marte in un Paese come l’India, dove manca ancora l’acqua potabile e dove più di 300 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà?

La domanda trova risposta nel fatto che gli investimenti sono stati davvero molto produttivi.

Il progetto che ha mandato Mangalyaan in orbita intorno a Marte è costato solo 74 milioni di dollari (di contro ai 670 spesi dalla NASA per la sua missione marziana), diventando la missione spaziale più economica degli ultimi anni.

I media indiani hanno sottolineato che andare su Marte è costato meno del film “Gravity”, ambientato anch’esso nello spazio, per cui sono stati spesi 100 milioni di dollari.

È questo infatti uno dei punti di forza della tecnologia indiana: essere a basso costo.

Inoltre la tecnologia spaziale ha importanti ricadute terrestri. Narendra Modi ha invitato i vari ministeri a collaborare con l’agenzia spaziale per sviluppare progetti in grado di migliorare la vita quotidiana degli indiani.

Sono in fase di realizzazione 170 progetti volti a utilizzare le tecnologie spaziali per vari scopi: monitorare le zone colpite dalla malaria, potenziare l’agricoltura e costruire un sistema per la protezione delle foreste.

Ma c’è anche un altro aspetto, quello politico. A livello mondiale, la corsa allo spazio ha incanalato molte energie durante la Guerra Fredda e ha poi subìto un periodo di relativa tregua.

Oggi, con un diverso scenario geopolitico, le nazioni emergenti, fra cui Cina, Brasile e India, sono nuovamente in gara per la conquista dello spazio, in particolare di Marte.

La valenza della ricerca spaziale è sia strategica sia simbolica.

La tecnologia dei satelliti, per esempio, ha anche una forte rilevanza militare e di controllo del territorio, mentre partecipare alla conquista dello spazio significa affermare il proprio posto come superpotenza mondiale.

Narendra Modi, con la sua politica nazionalistica, ha subito individuato la possibilità di affermare la supremazia indiana nel mondo e, in modo più ambizioso, nel Sistema Solare.

I successi della tecnologia spaziale indiana sono in realtà principalmente dovuti ai governi precedenti e non al suo, arrivato proprio al momento giusto per appropriarsi di tutti i meriti.

E per far credere a tutti che “The sky is the limit”.

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Foto tratte da isro.gov.in