Articolo in due minuti – Il villaggio di Thirukazhukundram, nel Tamil Nadu, ospita il tempio di Vedagirishvara.

Questi due termini di difficile pronuncia raccontano la storia leggendaria del luogo.

Thirukazhukundram si rifà alla leggenda di due aquile originarie di Varanasi che visitano la collina tutti i giorni.

Vedagirishvara invece si riferisce a una leggenda che ha come protagonista il dio Shiva, che qui creò tre montagne per mostrare a un saggio quanto piccola è la conoscenza ottenibile dai testi sacri rispetto a quella necessaria alla salvezza.

Per raggiungere il tempio in cima alla collina, dovrete salire una scalinata di 550 scalini, in compagnia di sorridenti fedeli che qui arrivano da tutte le parti dell’India per mostrare la loro devozione e sperare nella salvezza dal ciclo delle rinascite. 

Articolo originale tratto dal blog dell’autrice I Sentieri Del Mondo e disponibile a questo indirizzo.

 


 

Per approfondire – A soli 15 km da Mamallapuram, sulla strada che porta a Kanchi, si trova l’allegro villaggio di Thirukazhukundram (perché ridete?).

Si tratta di una località di pellegrinaggio dove, sulla sommità di una collina, sorge il tempio di Vedagirishvara dedicato a Shiva.

Entrambi i nomi appena menzionati, di difficile pronuncia, ci raccontano la storia leggendaria del luogo.

Thiru-Kazhugu-Kundram in lingua tamil significa “la rispettabile montagna delle aquile”: un nome che ci parla di quei due volatili che quasi tutti i giorni, più o meno a mezzogiorno, sorvolerebbero le fertili pianure del Tamil Nadu per giungere a posarsi in cima al promontorio roccioso.

I sacerdoti custodi del tempio sono pronti a sfamarle con le offerte di riso, frumento, burro chiarificato e zucchero.

La tradizione vuole che le aquile siano originarie di Varanasi e che, qualora dovessero mancare all’appuntamento, la colpa dovrebbe essere imputata alla presenza di peccatori tra i visitatori.

Il termine Vedagirishvara si riferisce invece a una leggenda che vede come protagonista il dio Shiva.

Il saggio Bharadwaja chiese a Shiva di permettergli di avere una lunga vita per poter apprendere i tre testi sacri dei Veda.

Shiva creò allora tre montagne a simbolo dei tre libri (il Rigveda, il Yajurveda e il Samaveda). Prese poi tre manciate di fango per mostrare al saggio che i Veda stavano all’immensità di conoscenza necessaria per la salvezza come le manciate di fango stavano alle montagne.

L’unica via da percorrere verso la liberazione era quella della Bhakti, ovvero della devozione e dell’amore incondizionato verso Dio.

IMG_20140123_134031

 

Se volete visitare il tempio, sappiate che dovrete salire una scalinata di 550 gradini da percorrere a piedi scalzi, dove centinaia di pellegrini giungono ogni giorno per rendere omaggio allo Shiva lingam (scultura che rappresenta il fallo di Shiva) custodito nella cella del tempio.

Colori da tutta l’India e sorrisi di complicità per lo sforzo sostenuto vi accompagneranno lungo la ripida salita da cui si godono vedute spettacolari dell’altro tempio della città, il Tirupurasundari Amman Temple, dedicato alla dea Parvati, “la bella dei tre mondi”.

Le note del mantra Om Nama Shivaya e dei canti devozionali intonati dai fedelissimi anziani – che imperterriti combattono la fatica in previsione della benedizione che li attenderà tra le mura del tempio – saranno la colonna sonora della vostra visita.

“Challo!” (andiamo!) è il motto di chi addirittura arriva fin qui dal Rajasthan.

Sembra che vogliano dire: non c’è tempo da perdere sulla strada della devozione volta all’accumulo di meriti che possono liberare il pellegrino dall’incessante ciclo di rinascite ed evitargli di dover faticare di nuovo nella prossima esistenza.

Perché questa vita potrebbe essere l’ultima prima del moksha, l’eterna liberazione.

Per approfondire su un altro tempio del Tamil Nadu, leggi anche: I cinque carri leggendari di Mamallapuram


Immagini tratte dal blog dell’autrice.