In questo nuovo articolo, Sunil racconta delle sue avventure alla scoperta dei templi di  Guwahati con la nipote.

Il dottor Sunil Deepak è un medico di origine indiana che ha vissuto e lavorato in Italia per 30 anni. Ha diretto il reparto di assistenza medica e scientifica di AIFO (Amici di Raoul Follereau, un’organizzazione non governativa con sede a Bologna).

Nel 2014 decide di tornare nel suo paese di origine con l’idea di mettersi a disposizione come medico dove ci sia più bisogno. Ha raccontato la sua esperienza sul suo blog Arawaghi, e questa è la tredicesima puntata della sua avventura.

Articolo originale tratto dal blog Awaraghi e disponibile a questo indirizzo.


È già passato un altro anno! Mi sembra che più gli anni passano, più siano veloci.

Mi ero promesso di scrivere più spesso sul blog, non tanto per gli altri ma sopratutto per me stesso. Perché, quando guardo indietro ai mesi passati, riconosco di aver passato momenti esilaranti, di aver vissuto esperienze piene di emozioni, e mi rendo conto che alcuni ricordi  sembrino già sbiaditi e confusi. Se ne avessi scritto sul blog, avrei ricordato molto di più. Invece, nonostante tutte le mie promesse, scrivo a fatica.

A parte le tre ragazze che lavorano in cucina e fanno le pulizie, in questi giorni sono da solo in questo enorme edificio, che ospita le sedi di 5 associazioni di volontariato e un ostello. Tutti gli altri uffici sono già chiusi per le ferie di Natale e riapriranno nel 2016. Padre Paolo, il responsabile della struttura e oramai il mio amico e compagno di chiacchiere serali, è tornato a casa in Kerala nel sud dell’India per le vacanze di Natale e anche lui tornerà i primi di gennaio.

(Nell’immagine qui sotto, la cattedrale di Guwahati vicino alla nostra casa)

Templi di Guwahati, Assam India - Images by Sunil Deepak

Forse vi ricorderete che nel marzo 2015 avevo preso in affitto una casa dai colori sgargianti qui a Guwahati. Adesso, non abito più in quella casa. Qualche mese fa ho avuto problemi di salute. Non mi sentivo più al sicuro in quella casa dove vivevo da solo. Così sono tornato a vivere nel centro di padre Paolo, dove il mio soggiorno era iniziato.

Ero rientrato in India dall’Italia nel giugno 2014. Dopo un girovagare in alcuni stati dell’India, approdai a Guwahati e mi ci fermai. In questo periodo, ho dovuto affrontare alcuni problemi di salute più o meno grandi. Comunque, sono felice di essere riuscito a restare qui e  portare a termine le responsabilità che avevo assunto. Devo riconoscere che senza l’aiuto di padre Paolo, forse non ce l’avrei fatta a resistere così a lungo!

In questi giorni mia nipote Mika, figlia di mia sorella, è venuta a trascorrere le vacanze natalizie con me.

Con lei faccio il turista. Domenica scorsa siamo stati al tempio di Bashistha situato in periferia, dove il fiume Bharalu passa tra le rocce e crea piccole cascate. Avevo sentito di elefanti selvaggi in questa zona, nella collina oltre il tempio. Così abbiamo deciso di esplorare questa zona. Un piccolo ponte sul fiume ci ha portati su un sentiero che seguiva il fiume. Lungo il sentiero, centinaia di famiglie povere venute dalla campagna hanno costruito le loro capanne.

Alcune sono delle case in muratura, forse perché sono delle persone già stabilitesi da un po’ tempo. Era una sorpresa trovare così tante case in questa zona che sembra una foresta e dove non vi sono mezzi pubblici di trasporto.

La parte della foresta dall’altra parte del fiume è una zona protetta dove è probito tagliare gli alberi e dove vi sono molti animali. Il fiume Bharalu che sembra una fogna nera nella città, qui ha le acque limpide ed è molto bello mentre passa tra le rocce nere.

Lungo il fiume vi sono alcuni templi, compreso un tempio dedicato al dio Ganesh, il dio con la testa di elefante. Il tempio ha forma di un grande elefante. Dentro il tempio, la statua del dio è rappresentata da una grande roccia nera.

Spesso in questa parte dell’India, le “statue” nei templi sono delle rocce dove i sadhu (gli asceti che indossano i vestiti di colore arancione) possono “sentire” l’energia della terra. Queste rocce hanno i nomi dei dei indù, ma non sono delle vere statue. Questo culto, ovvero riconoscere l’energia della madre terra e venerarla, è comune nell’induismo, soprattutto in questa regione, tra molti popoli tribali che vivono nelle foreste e nelle zone montagnose dell’India.

Nella foresta abbiamo trovato un altro tempio, nascosto su una collina.

Questa volta si trattava di una piccola capanna vicino a una grande roccia con la forma di un elefante sdraiato. Nabeen Baba, il sadhu che vive qui e che prende cura del tempio, mi ha mostrato alcuni punti specifici della roccia dove, secondo lui, si poteva sentire l’energia uscire fuori dalla terra come una sorgente d’acqua.

La capanna di Nabeen baba, Assam India - Images by Sunil Deepak - templi di Guwahati

“Non sento niente”, gli avevo detto, allora si era messo a ridere.

“Hai troppa fretta! Devi fermarti qui, fare della meditazione e calmarti. Dopo sentirai quello che dice la terra, ti garantisco!” mi aveva detto con un sorriso.

Ci aveva parlato di una grotta, qualche chilometro più avanti in quella foresta, conosciuta come “la grotta del guru Vishwamitra”. Secondo Nabeen Baba, questa grotta è piena di energia e meditare dentro la grotta è un’esperienza speciale, che aiuta a risvegliare il “kundalini”, l’energia dormiente dentro il nostro corpo.

Quel giorno eravamo stanchi e non siamo andati a cercare la grotta di Vishwamitra. Non abbiamo visto nessun elefante selvaggio, ma è stata una bella passeggiata in mezzo la natura.

La roccia dell'energia, Assam India - Images by Sunil Deepak - templi di guwahati


Tutte le immagini sono tratte dall’articolo originale.