Articolo in 2 minutiViaggiare in India per assaporarne ogni aspetto. Perdersi nelle viscere delle sue metropoli per emergerne più ricchi e appagati, grazie al contatto con tradizioni spirituali dal fascino millenario.

La visita della Nizamuddin Dargah a Nuova Delhi costituisce un’esperienza intensa per lo spirito e aiuta a comprendere i principi alla base del Sufismo, forma di ricerca mistica della tradizione islamica e paradigma dell’amore incondizionato e del rispetto di ogni essere umano.

Il mausoleo dell’eminente santo Sufi Nizamuddin Auliya, oltre che essere una popolare attrazione turistica, è annoverato tra i principali luoghi di culto per una moltitudine di fedeli di diversi credo religiosi. Scopriamolo insieme!

 


 

Per approfondire – La grande tomba di Hazrat Nizamuddin, santo sufi dell’ordine Chishti vissuto nel quattordicesimo secolo in India, è stata per me una grande scoperta. Ricordo ancora la mia prima visita al mausoleo nel lontano 2005, le sensazioni provate nel mescolarmi con fedeli di ogni credo, nel compiere con loro l’omaggio alla tomba del santo, cospargendo il percorso con petali di rosa dalla fragranza intensa e dal colore vivido.

Il mausoleo che abbiamo oggi, eretto nel 1562, consiste di porte a reticolo chiamate jalis, arcate in marmo e ampi cortili. I devoti sono soliti legare cordoncini di cotone rosso alle sue grate con la credenza che i propri desideri e bisogni saranno esauditi dalla grazia del santo.

All’interno della tomba, il tempio è coperto da un drappo verde scuro (colore sacro dell’Islam) profumato da acqua di rose. I visitatori sono soliti offrire in dono le proprie preghiere, bastoncini di incenso aromatico, fiori profumati e tanto rispetto.

La circuambulazione della tomba vera e propria (ossia il camminare in senso anti-orario e per sette volte consecutive intorno ad essa) può essere eseguita soltanto dagli uomini: le donne esprimono la propria devozione prostrandosi al di qua delle grate, con inchini e recitazione di passi del sacro Corano.

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All’interno della Dargah, compaiono anche le tombe della principessa Mughal Jehanara e del famoso poeta di Delhi Amir Khusrao, discepolo tanto caro a Nizamuddin Chishti.

Pur essendo aperta tutti i giorni, il giovedì sera è il momento più adatto per visitare la tomba e goderne l’atmosfera, in quanto sono organizzati programmi speciali di Qawwali (musica devozionale di tradizione Islamica): luci colorate adornano il santuario e tutti possono accedere al langar, area adibita a mensa dove viene servito in abbondanza un pasto vegetariano preparato per i fedeli di ogni religione, sesso e classe sociale. Un luogo dove nutrire il corpo e lo spirito!

Leggendario per la sua generosità, umiltà e condotta frugale di vita, il santo sufi di dinastia Chisthti Nizamuddin Auliya nacque nel 1238 a Badayun, piccola cittadina dello stato settentrionale dell’Uttar Pradesh. A soli cinque anni perse il padre e si trasferì a Delhi con la madre. Divenuto discepolo del famoso santo Sufi Baba Farid a soli venti anni, prese a spostarsi tra Delhi e Ajodhan (in Pakistan), dove il suo maestro risiedeva.

Fu durante la sua terza visita a Baba Farid che questi lo nominò suo successore, appena prima di morire. Nizamuddin visse in varie aree di Delhi per poi stabilirsi definitivamente a Ghiyaspur, un quartiere tranquillo e poco trafficato, corrispondente all’odierna area di Nizamuddin West.

Fece erigere qui la sua Khanqah (complesso monastico di tradizione sufi), un luogo in cui chiunque avrebbe trovato varie forme di nutrimento: spirituale, materiale e affettivo. Morì nel 1325, dopo aver nominato suo successore nella silsila (tradizione religiosa) dei Chishti il caro poeta di Delhi Amir Khusro.

Hazrat Nizamuddin ha insegnato tantissimo al mondo, contribuendo all’evoluzione dei principi del Sufismo in India. Egli non si concentrò molto sull’insegnamento degli aspetti teorici del Sufismo, credendo piuttosto alla loro realizzazione pratica e all’impossibilità di descrivere con il linguaggio umano le diverse esperienze mistiche sperimentate nella fusione con la divinità.

Per lui è l’ego il principale ostacolo nel rapporto degli uomini con Dio. Solo annullando l’ego si può amare incondizionatamente il proprio maestro e dunque divenire onesti nel proprio cammino di avvicinamento e fusione con Dio. La sofferenza e l’impegno per divenire un seguace Sufi sono immensi, ma l’appagamento spirituale che ne consegue rende auspicabile il cammino arduo percorso dai fedeli.

Oltre a credere come ogni Sufi tradizionale alla possibilità di abbracciare Dio tramite ogni azione terrena, Nizamuddin enfatizzò e contribuì a espandere il paradigma di base dell’ordine di santi sufi sottolineandone alcuni aspetti: rinuncia al mondo materiale e abbandono completo nelle braccia di Dio;  unità e uguaglianza degli uomini al di là di qualsiasi distinzione di casta, credo e provenienza sociale; supporto dei bisognosi con cui mescolarsi quotidianamente, per sentirne la sofferenza e lenirla con un amore puro e sconfinato.

Chiunque visitasse la sua residenza riceveva due pasti al giorno, appagando i bisognosi, benedicendo i devoti e rinforzando la fede di ogni visitatore. Lo stesso atto del mangiare diveniva mezzo di comunicazione col divino, in quanto a ogni boccone si ringraziava il creatore per il dono ricevuto. Anche la musica ha sempre costituito un importante elemento di devozione e avvicinamento a Dio, contribuendo a favorire il contatto con la gente locale e i fedeli sia hindu che musulmani.

Ogni anno milioni di pellegrini visitano il santuario di Nizamuddin Auliya a Delhi. Si dice che il santo sufi continui a nutrire la gente grazie alle preghiere che gli vengono porte alla Dargah, alle offerte in denaro e cibo ricevute ogni giorno dai visitatori e al lavoro volontario di chi trasforma quei doni in pasti deliziosi serviti dal langar che porta il suo nome.

Un salto indietro nel tempo, all’epoca della dinastia Mughal; un luogo da visitare con calma, per sentir discendere dentro di sé l’amore puro che Nizamuddin professava, lasciar vibrare le proprie emozioni al suono del Qawwali e ritrovare quella pace e serenità che spesso l’India mette a dura prova!

 


Immagine tratta da: https://www.flickr.com/photos/joeathialy/9057604401/