Ieri mattina, 20 gennaio 2015, la Corte Suprema indiana ha assolto Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, i due italiani detenuti in India dal 2010 con l’accusa di aver ucciso l’amico Francesco Montis.

Con l’assoluzione la Corte ne ha disposto l’immediata liberazione e l’ambasciata d’Italia ha avviato le procedure per il rimpatrio. Da 5 anni attendevano la sentenza definitiva in un carcere di Varanasi, la città sacra sulle sponde del Gange, con una condanna all’ergastolo per un omicidio per il quale si sono sempre dichiarati innocenti.


Nuova Delhi, 20 Gennaio 2015 – La sventura giudiziaria di Tomaso, 32 anni, ed Elisabetta, 42 anni, risale al 2010. E’ la notte del 4 febbraio e si trovano in un hotel a Varanasi, nella regione dell’Uttar Pradesh, insieme a Francesco Montis, compagno di lei.

I tre facevano uso di droga (hashish ed eroina), Francesco si sente male e viene portato al vicino ospedale.

Per la giustizia indiana sono Tomaso ed Elisabetta ad averlo ucciso, per poter stare insieme, mentre loro si continuano a dichiarare innocenti.

Il pubblico ministero ne chiede la pena di morte con impiccagione ma alla fine Tomaso ed Elisabetta vengono condannati all’ergastolo, con la pena confermata in appello nel settembre 2012.

Tuttavia la tesi dell’accusa non è accurata, sembra più che altro dettata dalla volontà di trovare un colpevole.

Infatti nel passaggio chiave della sentenza di primo grado, il giudice riporta: «Il movente che ha spinto i due accusati ad uccidere Francesco Montis non si può dimostrare per insufficienza di prove, tuttavia si può comunque ipotizzare che Tomaso ed Elisabetta avessero una relazione intima illecita». Ci sono anche delle indagini degli studi legali indicati dall’ambasciata italiana che avrebbero confutato le tesi dell’accusa.

Sulla storia dei due ragazzi ci sono state da subito anche altre ombre. Ai due non è mai stata concessa la libertà su cauzione, e negato anche di telefonare a casa. Il processo si è dilungato tra ferie dei giudici, festività religiose, assenze degli avvocati e irreperibilità dei testimoni.

Il riesame del loro caso era  previsto già nell’autunno del 2013, ma slittato di un anno a causa di ritardi e rinvii vari, tipici della burocrazie indiana.

Si conclude così la sventurata vicenda, con un finale a lieto fine. Tomaso e Elisabetta assolti e liberi di tornare a casa (Albenga per Tomaso, e Torino per Elisabetta).

E c’è chi lavora alla realizzazione di un film-documentari “Più libero di prima” un inno alla capacità non arrendersi dinnanzi l’imprevedibilità della vita, a volte ingiusta e inesorabile, ma che ci insegna che nulla è mai perduto.


Foto tratta da: jjournal.com

Fonti dell’articolo: “Italiani detenuti in India, annullato l’ergastolo: Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni liberi”, LaStampa.it

“India, annullato l’ergastolo per gli italiani Bruno e Boncompagni”, Corriere.it

“India: italiani detenuti, annullato ergastolo: Bruno e Boncompagni liberi”, Repubblica.it

Sito del documentario “Più Libero di Prima”, Piuliberodiprima.it