Si può oggi essere felici con un semplice rombo di carta tra le mani e l’infinità del cielo?

Può un semplice aquilone riuscire a dirottare milioni di sguardi, non importa se di bambini, adulti o anziani, verso il cielo e accomunarli in una gioia incontenibile?

Andiamo a scoprirlo con il festival degli aquiloni nello Stato indiano del Gujarat.


Apro la finestra della mia camera d’ostello nel cuore di Ahmedabad, dentro una vecchia haveli (palazzo).

Le terrazze sui tetti circostanti sono gremite di persone intente a far volare il proprio aquilone il più in alto possibile.

Sono qui, nella capitale dello Stato indiano del Gujarat, per il Makar Sankranti, la festa del raccolto, uno dei più importanti festival induisti.

Si celebra il 14 e 15 gennaio, il giorno in cui, secondo lo zodiaco induista, il Sole passa nella costellazione del Capricorno.

Anche se non corrisponde esattamente al giorno solstizio d’inverno, in India questa data viene associata all’allungarsi delle giornate che preannucia la primavera.

Sebbene sia un festival pan-indiano, sia il nome sia le celebrazioni hanno diverse varianti in ogni Stato.

Il festival degli aquiloni, Uttarayan, così come viene definito in lingua gujarati, è una tradizione propria dello Stato indiano del Gujarat.

Nelle giornate del festival il cielo si riempie e si colora di migliaia di aquiloni: è una vera e propria competizione, una battaglia che consiste nell’abbattere gli aquiloni avversari.

Il filo dell’aquilone viene con un impasto speciale di colla e vetro che lo rende tagliente e avvolto in un rocchetto, detto firkin.

Quando un aquilone viene tagliato, le grida entusiaste del vincitore e i suoi compagni fanno eco nell’aria.

aquiloni

Dal 1989, la città di Ahmedabad ospita un festival internazionale di aquiloni che richiama partecipanti da tutto il mondo: dall’America, dal Giappone, dalla Malesia, dalla Cina.

Il festival vede la partecipazione delle persone originarie del Gujarat emigrate in altri Stati indiani che rientrano a casa per celebrare questi giorni, ma accoglie anche visitatori da tutte le parti dell’India e dall’estero.

L’aquilone: un gioco millenario, semplice da costruire e personalizzabile, sconosciuto alle generazioni odierne, abituate a volare fra le nuvole esclusivamente sedute su un comodo divano con tavolette di metallo in mano.

È un invito a riflettere per ciascuno di noi.

Mi chiedo infatti: non siamo ormai abituati a soli sguardi rivolti verso il basso, verso schermi che si illuminano all’arrivo del messaggio di un amico dall’altra parte del mondo, di un’email di lavoro che magari faremmo a meno di leggere nel fine settimana o di inviti da parte sconosciuti per partecipare agli eventi più disparati?

Quanti di noi si fermano per dedicare qualche minuto a osservare il cielo?

aquiloni

Eppure, il 14 gennaio, in Gujarat, gli sguardi dell’intera popolazione sono rivolti all’insù.

Le preparazioni iniziano giorni prima per accaparrarsi gli aquiloni, ma soprattutto dei fili più resistenti possibile.

Al bazar notturno, aperto fino alle prime luci dell’alba, ci si fa largo solo spalleggiando, o lasciandosi trascinare dal flusso di persone intente a fare gli ultimi acquisti.

Al mattino la città si sveglia piena di entusiasmo e trepidazione.

La vita cittadina si sposta dalle strade alle terrazze: anche noi ci rechiamo sulla terrazza adiacente un tempio.

Diversi gruppi condividono lo stesso spazio, la musica suona e rimbomba da ogni dove, così come le grida vittoriose al taglio di un aquilone. Ovviamente ha vantaggio chi si trova su un terrazzo più alto.

Di solito in coppia, chi dispiega e fa volare l’aquilone e chi regge il rocchetto e segue i movimenti del filo in aria. La giornata scorre così sui tetti assolati di un’Ahmedabad gioiosa e acclamante.

terrazzo

Gli aquiloni continuano a regnare nei cieli fino al tramonto, quando saranno sostituiti da lanterne volanti che bruciano nel cielo indiano, come un fuoco che ti brucia il sangue.

Penso allora alla bellezza del cielo indiano il 14 gennaio e, all’estremo opposto, alla violenza di cui il cielo si fa portatore quotidianamente con bombe, aerei da guerra e droni che invadono spazi altrui.

Come si può pretendere che il cielo possa essere il mezzo per affermare il proprio potere?

La bellezza del festival va al di là del semplice volo degli aquiloni: è la più alta espressione e manifestazione dell’uguaglianza e parità tra età, sesso, religioni, classi sociali, in quanto il “tavolo da gioco” è il cielo.

E il cielo è di tutti, indistintamente.

Per approfondire su un altro festival del Gujarat, leggi anche: Notti a ritmo di Dandiya


Foto dell’autrice.