Il vagabondo” è una raccolta di racconti del premio Nobel indiano per la letteratura Rabindranath Tagore.

Tagore è conosciuto in Occidente principalmente come poeta, ma in realtà fu anche un prolifico autore di racconti, fin da molto giovane: scrisse il primo racconto a 16 anni e i suoi primi lavori furono pubblicati nella rivista per bambini Balak.

 


Quando il battello si mosse, e il fiume gonfio di piogge come una corrente di lacrime sgorgata dalla terra turbinò singhiozzando a prua, provò una specie di pena al cuore: il viso angosciato di una contadinella parve per lui il grande dolore inespresso che pervadeva la Madre Terra stessa.

È una storia di nostalgia e struggimento, di languore e abbandono, di solitudine e malinconia, sullo sfondo della bellezza di una natura che non consola.

È la storia di un ufficiale postale che da Calcutta viene mandato in una zona rurale, nei pressi di una piantagione d’indaco e di uno stagno verde e limaccioso, nel bel mezzo di un folta vegetazione.

L’ufficiale dall’animo metropolitano soffre intensamente di solitudine, ma alla sera trova la compagnia di Ratan, una orfanella che lo aiuta in cucina e a cui lui insegna a scrivere.

La nostalgia della città e la vita in un posto insalubre indeboloscono l’ufficiale postale, che sceglie di fuggire. Il suo dolore comunque può sempre consolarsi con considerazioni filosofiche sul destino, sugli incontri e le partenze, sulla vita e la morte. Ma invece “Ratan non ha filofosia” e a lei rimarrà solo il dolore: “Povero e pazzo cuore umano!

Questo racconto di Tagore, L’ufficiale postale, è contenuto nella raccolta Il vagabondo.

Oltre all’Ufficiale postale, la raccolta contiene racconti molto struggenti, di amore e disamore, di sentimento e sofferenza.

Per esempio, Mashi racconta dell’intenso legame fra una zia e il nipote malato: un affetto tenero e infinito che cerca di proteggere il malato dall’indifferenza crudele della moglie.

Othiti (in bengalese vagabondo, il racconto che dà il nome alla raccolta) è invece la storia di un ragazzo errante, che neanche l’intenso amore di tutti quelli che lo incontrano riesce trattenere in nessun luogo: “come la natura, costantemente attivo eppure distante e calmo“.

Sono storie piccole e intense, melodiose e piene di inquietudine, vissute in una natura rigogliosa, sempre bellissima e spesso indifferente, mentre mai è indifferente l’autore a ogni piccolo sussurro dell’animo umano.


Consigliato a chi ama racconti dolci e struggenti.


Rabindranath Tagore (1861-1943), letterato, artista, musicista, nacque a Calcutta e studiò in Inghilterra.

Scrisse le sue opere in lingua bengalese e lui stesso le tradusse in inglese: in particolare fu la traduzione della sua raccolta di poesie Gitanjali, nel 1912, a farlo conoscere in Europa e a fargli meritare il premio Nobel, il primo della storia assegnato a una personalità non occidentale.


Rabindranath Tagore, Il vagabondo, Guanda 2010

A cura di Brunilde Neroni

176 pagg., 14 euro

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Per leggere altre opere di Tagore: La casa e il mondo