Mandateci i racconti delle vostre esperienze in India che volete condividere con la comunità di IndiaInOut e saremo ben lieti di pubblicarli.

Il racconto di oggi è di Davide Sarti, impiegato commerciale e appassionato di religioni antiche.

Davide ha visitato l’India due volte insieme alla moglie.

In questo racconto ci parla della sua esperienza a Varanasi, la città dove è facile trovarsi di fronte alla morte, ma dove anche la vita esplode in tutta la sua bellezza.

 


 

Varanasi è una delle più antiche città ancora abitate, la città dove vita, morte e umanità si fondono tra di loro creando quel perfetto equilibrio che è la porta per capire l’India e la sua cultura.

Morte, perché ogni hindu sa che morendo a Varanasi si emanciperà dal continuo ciclo delle rinascite.

E vita, perché la città è una delle più vive che abbia mai visto, con persone per le strade a ogni ora del giorno e della notte: un continuo brulicare di umanità tipico dell’India, che a Varanasi si esprime in tutta la sua potenza.

Una città adagiata sul Gange (o meglio, sulla Ganga), il fiume a cui i suoi abitanti dedicano ogni giorno, al tramonto, una stupenda cerimonia composta da canti e danze rituali, mentre fiori e petali vengono gettati come offerta tra le sue acque.

È a una di queste cerimonie che assisto appena giunto in città verso sera, e ne rimango letteralmente estasiato.

Anche se il pensiero è già rivolto al giorno dopo. Il giorno in cui visiteremo, io e mia moglie, la zona dei ghat, le scalinate che scendono nel Gange, con le sue viuzze intricate e le sue terrazze, e assisteremo a una classica cerimonia funebre indiana da una barca in mezzo al fiume.

Ma la mattina dopo riceviamo un’amara sorpresa. Le piogge monsoniche hanno ingrossato la Ganga e le barche non hanno più l’autorizzazione per navigare le acque.

Il problema è che la situazione non sembra sbloccarsi per vari giorni e il nostro soggiorno in città non è abbastanza lungo, ahimè.

Fortunatamente la nostra guida si ingegna, e insiste con uno dei sacerdoti che presenziano alle cerimonie funebri per farci assistere il più vicino possibile.

Complice un piccolo contributo per l’acquisto del legno di sandalo usato per le cremazioni (o almeno così giurano…) e un mio tatuaggio in sanscrito sull’avambraccio che mi identifica come “holy man”, riusciamo ad accedere a una non meglio precisata terrazza da cui assistere.

E qui inizia una delle esperienze più sconvolgenti della mia vita.

Il sacerdote ci prende per mano, inizia ad aumentare il ritmo della camminata mentre noi, un po’ straniti, guardiamo la nostra guida che ci lascia in custodia al nuovo amico.

Salita una piccola rampa di scale, il sacerdote ci lancia letteralmente all’interno di una terrazza piuttosto ampia dove, con nostra grande sorpresa, scopriamo che non è una terrazza vicina a una cerimonia funebre.

È proprio la terrazza dove cremano i corpi dei defunti!

Ci ritroviamo quindi in una sorta di girone dantesco, dove ardono una decina di corpi, tra le fiamme più alte di noi, un caldo soffocante e la cenere portata dal vento che ci arriva addosso da ogni parte.

Il sacerdote, in tutta fretta, ci riprende per mano e ci fa attraversare di corsa tutta la terrazza, tra corpi che bruciano come in un film horror, e in men che non si dica ci ritroviamo fuori, sconvolti e senza avere ben chiaro in testa cosa abbiamo visto.

Rientriamo così in albergo per toglierci di dosso tutta la cenere, e uno strano silenzio cala tra me e mia moglie.

Un silenzio che durerà per quasi tutta la mattinata, un ricordo che ci marcherà letteralmente a fuoco per tutta la vita.

È stata un’esperienza forte, indelebile e incredibile.

Trovarsi davanti alla morte in maniera così improvvisa è traumatico, ma rende coscienti di quanto questo in India sia un aspetto della quotidianità e della vita stessa, al contrario della visione occidentale in cui la morte è qualcosa da nascondere, un tabù di cui non parlare e da evitare il più possibile.

All’inizio del viaggio ero convinto che l’India fosse non solo un continente diverso, ma un pianeta diverso, e tutte le sue immense contraddizioni e bellezze sono saltate all’occhio nel tragitto alla scoperta del Nord dell’India intrapreso da me e mia moglie.

Contraddizioni e bellezze che toccano il loro apice a Varanasi, la città della morte più viva che mai.

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Foto di Davide Sarti

underthesun1978[at]gmail.com