Si può viaggiare in India con bambini?

Mi chiamo Linda ma il mio nome indiano – e in fondo quello che sento più mio – è Anita. A 3 anni i miei genitori mi hanno portato per la prima volta in India e da allora non mi sono più fermata. La mia anima nomade e selvaggia mi ha portato innumerevoli volte in Medio Oriente e soprattutto in Asia. Ma è in India che ho trovato il mio “posto del cuore”, tanto da dedicarmi, una volta all’università, allo studio della lingua e della letteratura hindi. Ne amo la vita pulsante, la cultura, le contraddizioni, i colori. Senza India non sarei esattamente ciò che sono ora.


Spesso mi domandano: “Non sarà troppo scioccante andare in India con bambini piccoli?”, oppure “Non sarà pericoloso per loro?”.

Domande lecite, per chi non è mai stato nel grande subcontinente. 

A tutte queste domande io rispondo: “Sì, si può!”. E lo dico per esperienza.

Non di genitore…ma di ex-bambina selvaggia all’avventura in giro per il mondo.

La mia prima volta in India corrisponde con il mio primo viaggio fuori dall’Europa.

Avevo 3 anni ed era il 1989. E tenete presente che l’India degli anni ’80-’90 era leggermente diversa da quella che è oggi.

I miei genitori sono sempre stati grandi amanti dei viaggi fai-da-te. Ogni anno si caricavano sulle spalle gli zaini rosso fuoco (li ricordo ancora) e partivano per un mese in giro per il mondo. Questa smodata passione non si assopì nemmeno con la mia nascita, quando entrambi si ripromisero di continuare a viaggiare anche (e soprattutto) con i figli piccoli. 

E così fu: a luglio di quell’anno, dopo aver compiuto 3 anni da pochi giorni, partii con loro.

Il mio bagaglio consisteva in uno zainetto pieno di pennarelli, libri da colorare e qualche piccolo giocattolo. In realtà non li usai mai perché persi tutto il primo giorno in aeroporto, ma me la cavai comunque egregiamente. Oltre a quello furono necessari solo il passeggino pieghevole, 4 magliette, 4 pantaloncini, un paio di scarpette di ricambio e un po’ di mutandine. Fine. Non serviva altro. Quasi ogni sera la mia mamma lavava a mano i vestiti usati durante il giorno per avere sempre il cambio pulito.

A mia sorella, di 5 anni più piccola, toccò la stessa sorte nel ’94 (ma lei non perse il suo zainetto coi giochi!). E anche lei, appena 3enne, superò il battesimo dell’India.

Ma com’era l’India agli occhi di una bambina?

Sembrerà impossibile…ma io mi sentivo a mio agio. Dopo quell’anno ci sono tornata tantissime volte e sempre, ogni volta che respiro la prima boccata di aria umida, mi sembra di tornare indietro nel tempo. E mi sento bene, mi sento a casa. Ovunque i bimbi facevano a gara per attirare la nostra attenzione e per poter giocare con noi. Non ci serviva parlare: ai bambini basta uno sguardo per capirsi e diventare amici. 

Ciò non toglie che questi viaggi fossero impegnativi per noi (ma per chi non lo sono, in fondo?): spostarsi quasi tutti giorni, il caldo, i rumori, la gente che ci toccava perennemente i capelli ovunque fossimo (i capelli biondi facevano faville!) ci stancavano, certo.

Inoltre – devo ammetterlo – il cibo è stato un po’ il mio tallone d’Achille, perché ho sempre fatto fatica con il piccante. Andavo avanti a riso in bianco, tantissima frutta, chay (il tè indiano dolcissimo) e qualche biscotto. Mia sorella, invece, trangugiava pasti pantagruelici super-piccanti senza scomporsi minimamente. Chapeau.

Tenete presente, però, che i tempi sono cambiati. In quegli anni non era scontato nemmeno trovare l’acqua in bottiglia, di turisti ce n’erano molto pochi soprattutto nelle zone meno battute e farsi capire era veramente difficile. Le implorazioni quotidiane che mio padre rivolgeva ai camerieri dei dhaba, i ristorantini locali, (“Please, no chilly!”) e che allora venivano puntualmente ignorate, adesso avrebbero sicuramente un altro esito. Ora ci sono tantissimi ristorantini che cercano (nel limite del possibile) di andare incontro alle richieste dei clienti. Fidatevi: in India nulla può spalancare porte e ottenere benevolenza come i bambini!

Lo stesso discorso vale per l’igiene. I miei genitori non hanno mai voluto dormire negli hotel lussuosi perché secondo loro (non posso che concordare) toglieva sapore al viaggio. Privilegiando le guesthouse e gli hotel modesti spesso l’igiene lasciava un po’ a desiderare, ma non abbiamo mai avuto particolari problemi di salute, anzi: l’India è stata un’ottima terapia d’urto per farci crescere forti e robuste, senza alcun accenno di ipocondria. Ma soprattutto ci ha permesso di interiorizzare che ciò che è diverso non è pericoloso; che ci sono tante persone nel mondo che parlano lingue differenti dalla nostra eppure vivono bene lo stesso; che avere tanti giocattoli non è una prerogativa necessaria per essere felici, perché i bimbi dei villaggi di giocattoli non ne avevano eppure erano sempre sorridenti e gentili.

Volete sapere una cosa? Niente, e lo ripeto, NIENTE in vita mia mi ha dato momenti più entusiasmanti di quei viaggi spartani fatti con mamma, papà e sorellina. A distanza di 30 anni ancora ci ritroviamo attorno alla tavola a rievocare quei giorni indelebili ridendo come pazzi (“Ti ricordi quella volta che papà per errore ha mangiato un peperoncino intero scambiandolo per una carotina e ci è quasi rimasto secco?”). E ogni volta – puntuale –  fa capolino una lacrimuccia pregna di malinconia. Portarmi con sé è stato il dono più grande che potessero farmi i miei genitori.

Quindi, in conclusione: i bambini si possono portare in India? Certo!

Basta mettere nello zaino un po’ di spirito di adattamento, una manciata di leggerezza, tanta curiosità e… credetemi: regalerete ai vostri figli un’esperienza incomparabile che non potranno mai dimenticare! 

Canali instagram di Linda : papayadreamtravel e Hind-ITALY

Se stai pensando di organizzare un viaggio in India in autonomia, leggi anche: https://indiainout.com/consigli-viaggio-zaino-in-spalla/.

viaggiare in India con bambini
Merenda con canna da zucchero
bambini in India
elefante indiano e bambina

Foto di Linda Ansaldi del suo viaggio in Tamil Nadu nel 1994.