Sognate una vita indiana?

Ecco qui di seguito un racconto della vita indiana di una nostra affezionata lettrice.

Continuate a mandarci i racconti delle vostre esperienze in India che volete condividere con la comunità di IndiaInOut e saremo ben lieti di pubblicarli.

Oggi è Antonella, 39 anni, napoletana, a raccontarci le sue riflessioni frutto della quotidianità di una vita indiana, dove vive da marzo 2014 con la famiglia in un villaggio del nord circondato dalle montagne dell’Himalaya.

 


La mattina di un giorno comune a tanti altri mi son svegliata e ho avvertito un forte cambiamento dentro me stessa.

Improvvisamente la luce del sole che filtrava attraverso gli alberi, la campagna fuori la finestra della mia casa di Napoli, i profumi di sempre e persino quello del mio caffè mi sono apparsi diversi.

È stato come guardare da una nuova prospettiva una vecchia fotografia. Ci si accorge di particolari mai notati in tanti anni. È stato come guardarmi allo specchio per la prima volta nella vita e sentire una tale felicità da non riuscire a contenerla.

E se oggi, all’età di 39 anni, è la mia vita indiana, è soltanto per Amore.

Il mio ingresso nel Paese risale al 29 marzo 2014. A oggi è trascorso un anno e mezzo e vivo serenamente con la mia famiglia nello Stato dell’Himachal Pradesh, a nord, in un piccolissimo villaggio di nome Bajora.

Il lavoro è la ragione del nostro trasferimento dall’Italia.

Il mio primo giorno in India è stato una miscela di emozioni che si susseguivano dentro e intorno. Le potevo sentire persino nell’aria, fino a stordirmi.

Emozioni e sensazioni contrastate dall’atmosfera unica e suggestiva del posto. Del quale ne avevo soltanto sentito parlare in televisione.

In me si alternavano paura ad agitazione, euforia a smarrimento, ero come ubriaca di una strana gioia.

Il mio sguardo si è subito posato sulla gente che ci fissava incuriosita, attratta dai nostri colori chiari. Successivamente mi sono soffermata sul loro modo di camminare, come a trascinarsi con la dovuta calma di chi non ha bisogno di stress nella vita.

E il loro modo di muoversi tra la folla, con un fare così frettoloso da spingere chiunque pur di passargli davanti.

Mentre chi guida ha un personale concetto della segnaletica stradale, improvvisa regole e non concepisce i pedoni che attraversano come motivo per rallentare la corsa, anzi è davvero impressionante quanto amino usare l’acceleratore!

La capacità di sorpassare in piena curva con il fiume di fianco e camion o bus che sfrecciano nel senso opposto, è straordinaria. Non tutti ne sarebbero in grado.

Ma quello che mi ha colpito di più durante il nostro viaggio in macchina di circa 14 ore, da Nuova Delhi fino a casa, è stato incrociare ad alta velocità motociclette con a bordo intere famiglie, senza risparmiare i bimbi in bilico sulle ginocchia della madre e senza casco. Perché in India l’eventuale sicurezza e il dono della vita è un privilegio riservato esclusivamente all’uomo.

Ho visto cose incredibili, molte delle quali mi hanno ricordato la mia città natale, Napoli, e fatto rimpiangere la mia città adottiva, Imola.

Ma, si sa, il mondo è bello perché è vario e ciò che ci rappresenta come singoli individui, dall’educazione alla cultura, dalla mentalità al modo di porsi con gli altri e di interagire con il mondo esterno, non è imprescindibilmente giusto e inopinabile.

Anzi, la diversità tra i popoli dovrebbe essere “ponte” per l’umiltà. Affinché si possa aiutare la gente a conoscere il pericolo in modo da evitarlo, affinché il dolore di chi patisce la fame, dei bambini poco vestiti con i piedini nudi tra rifiuti e fango, con la mano tesa che chiedono del chapati e delle famiglie che vivono in stato di povertà per terra sotto le tende, possa essere alleviato da chi possiede gli strumenti giusti.

Nella mia vita indiana, ho compreso che basta poco per donare tanto a chi non ha nulla.

Quando posso ritorno in Italia dai miei affetti e ogni volta che faccio rientro a casa in India, giungo alla conclusione che, anche se mancano le abitudini e le tradizioni, posso averne di nuove.

Anche se mancano mare e spiaggia, ho un bellissimo fiume circondato dalle montagne himalayane.

Certo, non ho un albero di Natale illuminato da guardare tutte le sere, non posso passeggiare tra le bancarelle dei presepi che si perdono tra la folla e il fumo delle caldarroste.

Ma io mi sento a casa e ho tutto il calore di chi amo: una ricchezza insostituibile. Oggi la mia vita è cambiata radicalmente e l’apprezzo molto di più.

Abbiamo la fortuna e la possibilità di vivere una nuova realtà, una vita indiana, nel rispetto di chi oggi ci ospita facendoci sentire a casa nostra.

Impariamo ogni giorno qualcosa di importante che ci cambia e ci migliora sotto il profilo umano.

Sono convinta che soltanto attraverso il dialogo, l’informazione e l’apertura mentale, si è in grado di raggiungere la vera comprensione verso gli altri.

E non esiste lingua, cultura o diversa religione da costituire un limite alla conoscenza e al rispetto altrui.

Per leggere i racconti di altri lettori, visita la sezione: Vostri racconti


Foto di Francesco Santini

 Antonella Durante – famigliamatta2013[at]gmail.com