Mandateci i racconti delle vostre esperienze in India che volete condividere con la comunità di IndiaInOut!

La storia di oggi è raccontata da Sara Mattioli, studentessa di Bologna, che è stata in India principalmente per volontariato: presso una casa famiglia per orfani e bambini di strada a Hyderabad e poi per un’esperienza di restauro presso un sito archeologico di Hampi con un bando UNESCO.

Ecco tutta la sua storia!


 

Mi chiamo Sara, ho 23 anni, e due anni fa presi quel volo che decisamente mi stravolse la vita.

Avevo passato molti anni a sognare quel Paese, avevo studiato tante cose, provato a intraprendere percorsi che potessero in qualche modo avvicinarmi a quel posto e alla sua cultura.

Quando arrivai lì per la prima volta compresi che in realtà non sapevo proprio nulla, ed è stata questa la cosa meravigliosa e l’inizio del mio lungo viaggio alla scoperta di questa complessa e affascinante cultura.

Nell’estate del 2013 decisi che era giunto il momento di partire, da sola, per la mia prima avventura in quello che sarebbe poi stato il Paese che ora definisco “casa mia”.

Intrapresi un’interessante esperienza di volontariato a Hyderabad e questa esperienza mi insegnò davvero tanto.

Passai un mese a contatto con realtà scomode e soprattutto autentiche, situazioni che un turista non ha la possibilità di esperire.

Tornata in Italia con il cuore a pezzi per la nostalgia. ma con un’energia incredibile decisi quindi di creare e di portare avanti il mio personale progetto “India”: dopo tutto, quello che avevo vissuto non poteva e non doveva finire così.

A Bologna decisi di mettere insieme un gruppo di persone per organizzare eventi culturali e raccolte fondi per la casa famiglia presso la quale ero stata volontaria in India.

Tutto sembrava volermi riportare laggiù, un passo alla volta.

E infatti…

Lo scorso febbraio (2015) ho presentato la mia candidatura al bando Unesco – World Heritage Volunteers Camp, per poter finalmente fare un’esperienza di restauro, il mio campo di studi, in un paese straniero.

Avevo espresso la mia preferenza per altri paesi, ma il destino volle riportarmi in India, per di più a Hampi, dove ero stata l’anno precedente.

L’esperienza che ho avuto la fortuna di vivere mi ha insegnato tante cose e sopratutto mi ha cambiato nel profondo.

Ho avuto la possibilità di lavorare con persone provenienti da diverse parti del mondo, ho messo alla prova la mia adattabilità, la mia resistenza fisica, le mie capacità, la mia pazienza e… il mio inglese!

Ho passato venti giorni a faticare sotto il sole di luglio, in uno dei siti archeologici più belli della terra.

Ogni giorno mi svegliavo alle cinque e iniziavo a faticare per cercare di contribuire, nel mio piccolo, alla conservazione di quelle rovine millenarie, così importanti tanto per l’umanità quanto per la gente che le abita da secoli.

Sono stata spettatrice di una grande umanità e di un forte senso di spiritualità, che in pochi posti avevo percepito così intensamente.

Terminata la mia esperienza, lasciai il Karnataka e iniziai la mia risalita verso il nord.

Arrivai a Delhi e ci restai per un mese, iniziò così un nuovo capitolo della mia vita.

Tra metropolitane pulite e puntuali, Mega Store e cibo d’asporto ebbi modo di comprendere che non si potrà mai dare una definizione precisa di quella che è l’India, un minuto prima sei a contrattare con qualche commerciante con la bilancia a pesetti per due pomodori sulla strada, e subito dopo prendi una modernissima metropolitana.

Si passa dal bianco al nero nel giro di pochi secondi, ed è proprio questo il bello.

Delhi mi ha dato tanta speranza, quella boccata d’ossigeno di cui avevo bisogno per continuare a mandare avanti il mio percorso.

Ho capito che in India, una persona ha la possibilità di re-inventarsi, da capo a piedi una vita a propria misura.

L’India mi ha insegnato e mi sta insegnando che non c’è nulla di più bello della diversità e che dalla diversità culturale può nascere qualcosa di meraviglioso, che sia un incontro, un amore, uno scambio di idee.

Mi ha insegnato a guardare oltre, oltre alle montagne di spazzatura, oltre alle baraccopoli, oltre alle ingiustizie, oltre alle apparenze, poiché dietro, sotto e sopra a tutte queste cose si può davvero trovare un senso e un pretesto per fare un ragionamento, senza giudicare.

L’India mi ha insegnato a ragionare e a pensare.

Credo che tutti almeno una volta nella vita dovrebbero recarsi in India.

Per conoscere meglio se stessi, per capire i propri limiti, per imparare ad apprezzare qualcosa di completamente diverso dal conosciuto, per cercare di comprendere un modo diverso di concepire il passare del tempo, ma, sopratutto, per poter imparare a guardare la vita e la morte sotto una luce diversa e perché no, positiva!

Mi sono innamorata dell’India tanti anni fa guardando il film su Gandhi in quinta elementare.

Più passa il tempo più mi rendo conto di essere innamorata della sua cultura, della sua mitologia, della sua musica, della sua gente, delle sue tradizioni e poi del cibo, dei luoghi, dell’arte, ma sopratutto del modo di pensare: “everything is possible!” che a parer mio è il carburante di questo spettacolare e immenso Paese.

Per saperne di più sulle opportunità di volontariato in India, leggi anche: Volontariato in India

volontariato in india 1


Immagini di Sara Mattioli

saramattioli.s@libero.it