Articolo in 2 minutiPaese che vai, canone di bellezza che trovi: se in Italia ad attrarre sono le figure longilinee e dai lineamenti delicati, in India ciò che importa è il colore della pelle. Più si è chiari, maggiori sono le possibilità di successo in ambito matrimoniale e lavorativo.

Conferma di ciò sono le innumerevoli campagne pubblicitarie che sponsorizzano creme e lozioni sbiancanti dai risultati promettenti, sia per uomo che per donna. Lo stesso Shah Rukh Khan e John Abraham, due delle maggiori celebrità di Bollywood, sono divenuti testimonial di brand cosmetici di prim’ordine, persuadendo sempre più le masse ad abbracciare l’equazione “chiaro  è  bello”.


Per approfondire – Ma a cosa è dovuta quest’ossessione per la pelle chiara? C’è chi dice che al colore chiaro sia associata, in India, una certa superiorità sociale. C’è chi sostiene che si tratti di un lascito dell’epoca coloniale, secondo il quale chi è al potere  è sempre bianco. Altri, credono che la reverenza per la pelle chiara possa essere rintracciata in epoche ben più remote.

Come si può dedurre dal termine sanscrito varna (colore), le principali suddivisioni castali vertevano sul colore della pelle nonché sull’origine indoeuropea (chiara) o indigena (scura) dell’individuo. Da sempre i dominatori, in India, sono stati popoli con la pelle più chiara della media locale: prima i musulmani dal Nord, poi i portoghesi e gli inglesi.

Dall’altro lato, le caste più basse hanno sempre avuto la pelle scura e comunque le donne dei ricchi erano più pallide, dato che non uscivano di casa per lavorare sotto il sole. Da semplice predilezione estetica, dunque, il possedere la pelle chiara ha finito per rappresentare una sorta di bigliettino da visita per il successo.

Questo atteggiamento di denigrazione e critica nei confronti di ciò che si distacca dall’ideale di chiarezza e candore, canonizzato nelle aree centro settentrionali dell’India, non viene condiviso nel Tamil Nadu e in altre regioni meridionali, laddove la carnagione locale è ben altro che bianca. Tuttavia le influenze della corrente estetica di mainstream sono innegabili anche qui.

Gli annunci matrimoniali sui quotidiani e online inculcano incessantemente lo stesso concetto: ciò che è scuro va rigettato, ciò che è chiaro va apprezzato. Secondo alcuni studi sociologici, la percentuale di single è nettamente più alta tra i giovani aventi una carnagione tendente allo scuro.

A volte, questa ossessione può essere fatale e condurre a gesti estremi come il suicidio o a estenuanti interventi di sbiancamento chimico della pelle. Questi trattamenti si basano sull’utilizzo di creme e lozioni ad alto contenuto steroideo e risultano altamente dannose in quanto provocano l’indebolimento del proprio sistema immunitario e l’assottigliamento dell’epidermide.

A contrastare questa ideologia fuorviante ci sta pensando la campagna “Scuro è Bello”, fondata nel 2009 da un gruppo di donne battagliere e oggi rappresentata dall’attrice e regista Nandita Daas. Una battaglia, la loro, non certo semplice, contro un concetto divenuto parte integrante della psicologia locale.

Uno dei principali obiettivi della campagna è coinvolgere attivamente i rivenditori e i produttori dei prodotti schiarenti (un business degno circa di 2000 crore – 333 miliardi USD –  in India), esortandoli ad abbandonare le pubblicità “ingiuste”, che considerano la pelle chiara veicolo di successo.

Accanto a ciò, si cerca di attirare l’attenzione sulle conseguenze negative portate dai pregiudizi sul colore della pelle e a celebrare la bellezza e la diversità di tutte le carnagioni. Passi avanti sulla strada dell’eguaglianza, dunque. Azioni volte a sgombrare la mente di milioni di individui da preconcetti e credenze radicatisi sin dall’infanzia e rafforzati nella quotidiana interazione sociale.

Sono le metropoli indiane a fungere da esempio in tal senso: le milioni di anime che vi gravitano sembrano meno preoccupate della tonalità della propria carnagione rispetto a quanto accade nelle piccole cittadine del Centro-Nord del Paese. La strada in salita è faticosa ma percorribile. Quanto tempo ci vorrà per sfatare il motto del momento: perché io, grazie alla mia pelle bianca, valgo?”.


Immagine tratta dalla campagna pubblicitaria di vaseline.in